Chi c’è dietro EasyReading

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FEDERICO ALFONSETTI

È lui ad aver creato il font. Lui il designer. Con il suo amore smodato per il disegno prima e la grafica dopo. Voleva essere Salvador Dalì prima di diventare papà di Giulio e Agnese. Sui font inizia a lavorare nel 2007, quando era socio di una piccola casa editrice, specializzata in editoria inclusiva : gli chiesero di pubblicare dei libri per dislessici e lui decise di andare al nocciolo della questione. All’origine del tutto le idee intorno al design del maestro, Bruno Munari.

NINO TRUGLIO

Insegna matematica. È la provincia di Messina a dargli i natali ma dal 1980 è Torino la sua casa. È Leonardo Sciascia uno dei suoi mentori e la lettura una delle sue più grandi passioni. È quello il pretesto per entrare nel mondo dell’editoria nel 1994: erano in sette, tra loro anche Federico Alfonsetti. Il resto è storia condivisa. All’interno della società a lui va il compito di gestire i contratti e ogni tipo di collaborazione nata intorno a EasyReading.

ENZO BARTOLONE

Vive quel periodo tutto italiano in cui se fai politica, la fai in modo attivo. Con la prima paghetta, poche monete, provò a comprarsi un libro. Fu l’inizio di una magnifica storia d’amore che resiste tutt’ora. Quello con la carta stampata. Inizia poi a stampare a grandi caratteri perché nel frattempo scopre di essere dislessico. O forse lo ha sempre saputo, sin da quando da bambino lo portarono al collegio di correzione per bambini discoli… solo perché faceva più fatica. Più fatica degli altri.

MARCO CANALI

Lui è l’investitore, che arriva dal mondo della moda ma che sceglie la concretezza di tre giovani sessantottini. Il tassello, quasi sempre, più difficile da trovare. La persona senza la quale nulla sarebbe stato realizzato, o sarebbe mai partito. Colui che ha creduto nel font ancor prima che lo facessero le ricerche scientifiche e il Ministero dello Sviluppo Economico Italiano. Con lui tutto è diventato possibile.

UBERTO CARDELLINI

Un team di persone così diverse, con così tante competenze e punti di vista ha necessariamente bisogno di un collante, di qualcuno che sia sempre e con una precisione chirurgica, in grado di sbrogliare la matassa, di unire teste, punti di vista, prospettive. Uberto è questo, il collante tra la parte estrosa del progetto e la realtà tangibile, tra le cose da fare e gli obiettivi da raggiungere. Aspetti giuridici/burocratici compresi. Tra il vorrei e il sarà fatto c’è lui.

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